Espositori da banco, quanto servono al tuo negozio?

Gli espositori da banco servono al negozio per dare un forte impatto commerciale, siamo pertanto abituati a vederli nei negozi, nei centri commerciali, nei supermercati a prescindere dalla tipologia di prodotto. Ogni volta che si desidera effettuare un acquisto, si è letteralmente circondati dagli espositori da banco.

Dove si possono trovare gli espositori da banco?

Gli espositori da banco si possono trovare nelle aree promozionali o nelle aree dedicate al lancio dei nuovi prodotti, il loro compito è quello di indirizzare le persone all’acquisto dei prodotti, sono quindi accattivanti, curiosi, belli, intriganti, e sono di forte interesse.

Ma cosa sono gli espositori da banco?

Gli espositori da banco sono strutture cartacee o plastificate, molto volte realizzate in plexiglas, in grado di ospitare, al loro interno prodotti da mettere in evidenza in maniera diversa rispetto ad altra merce.

Qual’è la differenza rispetto ad un normale reparto prodotti?

La differenza è quella legata alla forma dell’espositore da banco, diversificata a secondo dei casi, sia che si tratti di espositori verticali, o di scatole contenenti blister.

Qual’è l’obiettivo degli espositori da banco?

L’obiettivo degli espositori da banco è quello di attrarre l’attenzione e quindi lo sguardo dei clienti o dei visitatori, per convincerli a provare ed acquistare un certo tipo di prodotto.

Per quale motivo acquistare espositori da banco online?

Ci sono tanti motivi che portano ad acquistare espositori da banco in cartone online, come la possibilità di visionare cataloghi sempre più ampi e più aggiornati. Ci sono poi anche vantaggi di tipo economico perché con un modesto investimento è possibile aumentare le vendite dei prodotti interessati. Basta infatti montare ed installare semplicemente l’espositore nel proprio punto vendita, negozio, farmacia, nell’area che si ritiene più indicata, per dare subito ampia visibilità ai prodotti. C’è poi anche un altro aspetto tenere in conto, ed è che gli espositori vengono quasi sempre venduti piatti, in modo da risparmiare anche spazio nel deposito o nel magazzino. Queste strutture sono facilmente montabili, perchè spesso si tratta di strutture ad incastro.

Perchè scegliere gli espositori da banco in cartone?

Per una scelta responsabile, ecologica, per una scelta maturata nei confronti dell’ambiente, è bene scegliere gli espositori da banco in cartone, molto apprezzati anche dai clienti ed ovviamente con una marcia in più, quella appunto di essere “eco”. Esistono diverse tipologie di espositori in cartone, e tutti quanti sono personalizzabili, anche nella forma.

Quali sono i vantaggi dell’espositore da banco in cartone?

Anzitutto l’espositore da banco in cartone è comodo da muovere, spostare, montate e rimontare, è facile da pulire, è leggero ma anche molto resistente e serve per commercializzare i prodotti, può anche essere utilizzato come porta depliant porta brochure ed è un’ottimo alleato della comunicazione pubblicitaria quella empatica e di grande efficacia, perchè è in grado di far leva sulle emozioni. In poche parole, è in grado di convincere il cliente ad effettuare l’acquisto con una convinzione che sfiora il 100%! Ecco perchè tiene in sè un forte potenziale di persuasione!

Come arredare uno stand fieristico

Ecco per te alcuni consigli di successo su come arredare uno stand fieristico ed ottenere il massimo!

Se devi allestire uno stand aziendale devi puntare sulla comunicazione ma per farlo devi partire dal concept.  Vale a dire che uno stand senza anima è un investimento che non sarà servito a nulla, per questo prima di progettare stand pubblicitari per fiere (meglio se portatili) devi sempre partire dal concept generale, dall’idea che vuoi comunicare ai visitatori che farà riferimento all’obiettivo di marketing. Trovata l’idea, puoi partire con una maggiore motivazione arricchendo con foto, video, musica, performance coordinati all’immagine generale, sempre restando nella semplicità ed evitando di essere eccessivo o ridondante. Ciò permette di creare percorso emozionale in grado di far leva sui bisogni dei clienti, attirandoli a focalizzare il brand.

Comunicazione pianificata

Passato lo step mood e il concept dello stand, occorre pianificare la promozione relativa alla partecipazione alla fiera, sfruttando gli obiettivi in base al budget a disposizione. Di fatto, forse non lo sai, o pensi che non sia un fattore determinante, ma anche i materiali che decidi di utilizzare comunicano l’anima della tua azienda, inclusi quelli che sono i  materiali pubblicitari che non devono mancare: espositori da banco, volantini e depliant, cataloghi prodotto, biglietti da visita che sfruttino le potenzialità comunicative del QR Code. Questo significa che a seconda del prodotto in promozione, occorre scegliere gli strumenti più adatti a veicolare il messaggio. Anche il gadget non è da dimenticare, d’altro canto si sa, che il regalino è sempre gradito a tutti, anzi, i clienti sono ormai abituati ad averlo e pertanto lo aspettano, non realizzare i gadget significa deluderli in qualche modo. Per non sbagliare gadget bisogna pensare al proprio target di riferimento anche se per andare sul sicuro, penne, matite, piccoli oggetti funzionali, accontentano tutti. 

Come distinguersi dalla concorrenza

Parlando di arredamento vero e proprio e soprattutto con un occhio rivolto verso le nuove tendenze, possiamo optare per l’arredamento in cartone, di veloce utilizzo, facile da montare, molto originale ed accattivante. 

L’attrazione è sicuramente un’arma seduttiva e capace di grande successo, pertanto occorre essere anche “smaliziati”, ricercare originalità e creatività anche a costi low cost, utilizzando magari elementi di riciclo, per puntare sull’anima del cliente. 

Lo spazio è sempre da tenere presente, perchè ci permette di capire quanto ci può stare, senza esagerare, senza riempire all’accesso e creare eccessiva confusione. Lo stile deve essere in linea con l’identity aziendale, ma la disposizione degli oggetti deve seguire un obiettivo commerciale. Si possono quindi realizzare dei percorsi di visita in grado di anticipare cosa si può trovare proseguendo, in modo che il visitatore sia motivato a proseguire il proprio percorso e non si convinca di aver già visionato tutto. Abbiamo detto di non riempire troppo lo stand ma almeno assicurarsi di avere arredi sufficienti per ospitare i visitatori. Per questo è sempre bene considerare in anticipo le caratteristiche e le dimensioni dei prodotti, siano alimenti, oggetti di grandi o piccole dimensioni, statue, quadri o altra tipologia. Ed il successo sarà assicurato!

Quale carta scegliere per le shopper?

Scegliere la giusta carta per ideare e personalizzare la shopper su misura per la propria attività è sicuramente molto importante, ecco perchè una delle prime caratteristiche da considerare è quella della grammatura, ma c’è ancora una caratteristica più importante, che è anche considerata una scelta etica e responsabile verso l’ambiente, ed è quella della carta ecologica.  

Ma ripartiamo dalla grammatura e specifichiamo che la carta si divide in due categorie:

a base di legni a fibra corta (eucalipto)

a base di legni di fibra lunga (conifere)

Dalla fibra corta, si ottiene una carta omogenea su cui si stampa bene, ma poco strutturata e quindi non adatta a realizzare buste shopper. Diversamente, la fibra lunga, è molto meno raffinata qualitativamente parlando, ma anche più resistente e rigida, quindi buona per le shopper. Quando si tratta di shopper personalizzabili e quindi adatte alla stampa, si aggiunge all’impasto una parte di fibra corta che garantisce una buona resa per inserire scritte e immagini.

Tipi principali di carta utilizzati per le shopper

Carta Kraft

E’ la carta tra le più utilizzate per la produzione delle shopper, perchè è molto resistente, opaca ed assorbe molto bene l’inchiostro, quindi ottima per la personalizzazione.
Le shopper in carta kraft sono quindi un’ottima soluzione.

Carta Patinata

Carta che viene resa lucida attraverso una particolare lavorazione che prevede l’uso di additivi. Può essere lucida oppure opaca. È più fragile e flessibile della carta kraft, ma restituisce colori di stampa molto vivaci. Per questo motivo è preferita quando si tratta di stampare le immagini, per dare massimo risalto e valore. 

Carta Sealing

La carta Sealing Avana è una carta marroncina e rigata conosciuta anche con il nome di carta millerighe. Con questa carta si possono creare shopper semplici ma davvero molto eleganti e anche resistenti. La carta sealing viene lavorata in modo da evitare la formazione di pieghe all’utilizzo, ed è resistente agli strappi e all’umidità.

Carta Riciclata

 

La carta ecologica proviene dal riciclo di carta da macero e non da pura cellulosa. Per queste caratteristiche risulta essere simile alla carta Kraft anche se non è in grado di  raggiungere la stessa resistenza, causa della discontinuità dei materiali riciclati. La si può trovare nei colori avana o bianco e presenta sulla superficie un aspetto puntinato.

Carta plastificata

Le shopper in carta plastificata sono tra le più resistenti ed eleganti. Il processo di lavorazione non è complicato da spiegare, succede infatti che alla carta viene aggiunto un film sottilissimo di pvc sulla superficie.

 

Oltre a scegliere la tipologia di carta, è anche possibile personalizzare le shopper mediante le etichette adesive con stampa in quadricromia, da applicare ad ogni confezione diversa, soprattutto quando si tratta di chiudere il prodotto che viene messo all’interno. Come abbiamo detto, le shopper di carta si prestano perfettamente a diverse tipologie di personalizzazione, e la stampa in quadricromia è molto efficace perchè è in grado di riprodurre su carta quasi il 70% dei colori visibili dall’occhio.

Web e sicurezza: rischi e sfide per le aziende

Proteggersi dalle minacce informatiche può, a volte, risultare difficile, soprattutto per i siti internet e gli spazi web di realtà medio-piccole, che spesso non hanno a disposizione gli strumenti e le risorse economiche in grado di rispondere a tutte le potenziali insidie. Come fare, quindi, a ottenere un grado ragionevole di sicurezza, per non dover rinunciare a una platea sterminata di utenti, potenziali clienti e visibilità che il mondo virtuale può concedere al giorno d’oggi?

Il tema della sicurezza sul web, per lungo tempo, è sembrato riguardare solamente i colossi del settore, risparmiando invece i piccoli operatori, che fossero negozi o aziende.

Purtroppo non sono solo le grandi aziende che gestiscono milioni di account, come quelle del mondo del gaming, a dover investire nella sicurezza del proprio sito web. Anche chi gestisce una piccola piattaforma potrebbe subire un attacco informatico.

PERCHÉ SUCCEDE – La prima riflessione importante da fare, al riguardo, è proprio questo: gli attacchi informatici sono continui, costanti e riguardano tutti. Le motivazioni possono essere varie. Si va dalle motivazioni più classiche, ossia relative all’estorcere dei soldi per recuperare dati personali, informazioni su prodotti e processi. Nel caso sia attiva una sezione di e-commerce, al tentativo di truffe, magari per deviare flussi di denaro verso destinazioni differenti da quelle ufficiali. I danni sono molteplici: non solo quelli di carattere economico, ma anche in termini di affidabilità, di fiducia e di credibilità. Tre aspetti, soprattutto sul web, sempre più fondamentali per l’immagine di un’azienda.

IL PERICOLO DEFACEMENT – Altri attacchi possono invece riguardare l’architettura informatica e infrastrutturale del sito internet o dei vari profili social. In questo caso non ci sono danni dal punto di vista economico, ma i problemi non mancano. I motori di ricerca come Google, attraverso la propria attività costante di monitoraggio e indicizzazione, tendono a penalizzare quei siti web che presentano pagine non raggiungibili oppure che non riescono a caricarsi in tempi relativamente rapidi. Il defacement di un sito (ossia la non raggiungibilità del dominio una volta digitato l’indirizzo) rappresenta la situazione peggiore, perché la fiducia dell’utente di fronte alla mancata risposta in tempi rapidi può portarlo, in pochi secondi, verso un’azienda concorrente. Analogo problema può accadere in caso di un attacco Ddos (acronimo inglese per Distributed Denial Of Service, ossia, fuori servizio), dove a fronte di un’ondata di richieste d’accesso al sito internet, che implode su se stesso rendendo impossibile l’accesso.

Che fare di fronte a una situazione di questo genere? La prima cosa è non farsi prendere dal panico. Affidarsi a dei professionisti del settore, al pari di quanto oggi già accade con altre problematiche possibili sul web, come per le investigazioni aziendali, resta la soluzione migliore.

QUALCHE CONSIGLIO  – Ci sono però anche alcuni accorgimenti di carattere quotidiano che possono essere messi a punto direttamente da chi gestisce lo spazio web e che abbattono notevolmente i rischi. Soprattutto di fronte ad attacchi non diretti in maniera specifica contro un’azienda, ma con il cosiddetto metodo della pesca a strascico: vale a dire, attacchi rivolti a decine di siti.

I consigli riguardano principalmente la gestione e manutenzione del proprio CMS, che di solito offre delle soluzioni integrate per la sicurezza. L’aggiornamento costante deve essere la norma quotidiana, iniziando dai vari plugin e di tutti i componenti aggiuntivi, da dove passano la gran parte degli attacchi. Un’altra dritta riguarda poi la necessità di utilizzare solo le componenti che davvero servono, eliminando tutto il superfluo. Per resistere a un attacco ddos è importante aumentare la disponibilità di risorse, cambiando la configurazione della cache disponibile. Un’altra cosa fondamentale è implementare il protocollo HTTPS, perché un utente che ci tiene alla sua privacy vuole essere sicuro che la comunicazione con il sito web sia criptata. Infine, bisogna avere cura del proprio spazio FTP, ossia il luogo fisico in cui sono presenti i file del sito aziendale utilizzando un firewall ed eseguendo scansioni regolari.

Pochi consigli e buone pratiche che possono fare la differenza tra un sito internet funzionale e produttivo e una pagina bianca.

Fotovoltaico con accumulo: come funziona?

Grazie al fotovoltaico con accumulo, è possibile accumulare l’energia prodotta in eccesso dal proprio impianto fotovoltaico e riutilizzarla quando se ne ha davvero bisogno.

Chiamato anche energy storage per fotovoltaico, il fotovoltaico con accumulo è una vera novità nel campo della produzione dell’energia elettrica alternativa green.

Quanto costa il fotovoltaico con accumulo?

Non è possibile parlare di prezzi con esattezza, perchè occorrerebbe conoscere e pertanto definire il costo preciso di ogni singola batteria esistente sul mercato, anche perchè il valore delle batterie è mutevole ed è indicativo del continuo lancio di nuovi modelli, soprattutto a livello di prezzo.

In linea di massima però, possiamo trovare indicativi i seguenti prezzi:

 

  • Al Piombo – Acido 2500 – 4000 €
  • Al Nichel Cadmio 3000 – 5000 €
  • Al Nichel (Metallo – idruro) 3000 – 5000 €
  • Agli ioni di Litio 4000 – 6000 €

Perchè l’accumulo?

Gli impianti fotovoltaici rappresentano un limite ed è quello rappresentato dalla irradiazione solare che cessa nelle ore notturne, proprio quando le esigenze di energia spesso sono maggiori. Da qui la risposta da parte degli accumulatori per fotovoltaico, i quali immagazzinano l’energia elettrica prodotta in eccesso dall’impianto fotovoltaico durante il giorno e la rendono disponibile quando serve maggiormente : di sera, la notte o al mattino presto.

Diversamente dove andrebbe a finire l’eccesso di produzione?

Senza accumulo, l’eccesso di produzione verrebbe versato in rete. Grazie all’accumulo invece, viene immagazzinato dalle batterie e utilizzato in quegli orari in cui non c’è produzione.

A chi serve il fotovoltaico con accumulo?

Il fotovoltaico con accumulo, serve soprattutto alle famiglie che durante il giorno non sono presenti a casa e che i consumi di elettricità sono pertanto concentrati nelle ore serali. In questo caso il fotovoltaico con accumulo rappresenta una scelta intelligente e conveniente, che permette di coprire fino al 90% del fabbisogno di energia elettrica della famiglia con elettricità auto-generata.

Quali sono i tipi di accumulatori?

I principali tipi di batterie sono:

  • al Piombo – Acido (ermetici e con elettrolita in gel);
  • al Nichel Cadmio;
  • al Nichel (Metallo – idruro);
  • agli ioni di Litio (es. litio-ossido di nichel, litio- ferro-fosfato);
  • con tecnologia ad alta temperature.

Al Piombo – Acido (ermetici e con elettrolita in gel)

Sono le più diffuse sul mercato grazie al loro rapporto qualità prezzo, solo sono molto ingombranti.

Al Nichel Cadmio

Possono accumulare grosse quantità di energia anche a basse temperatura, però presentano una bassa memoria energetica che non permette di accumulare grossi quantitativi di energia, quindi non sono adatte per le famiglie numerose.

Al Nichel (Metallo – idruro)

La capacità di accumulo è di tre volte maggiore rispetto alle batterie al Nichel Cadmio e presentano una densità volumetrica minore rispetto alle batterie agli ioni di Litio. Hanno il vantaggio di avere una lunga durata e costi di manutenzione molto bassi e permettono di essere scaricate quasi completamente.

Agli ioni di Litio (es. litio-ossido di nichel, litio- ferro-fosfato)

Sono molto diffuse e in continua evoluzione a livello tecnologico; rispetto a quelle al Piombo hanno una durata maggiore ma un costo decisamente più elevato.

Con tecnologia ad alta temperatura

Sono le più costose e la temperatura deve essere costantemente tenuta a 250 gradi.

Certificazione TUV: cosa significa?

TUV (Associazione di Controllo Tecnico) sono società di certificazione tedesche in ambito di sistemi di gestione sicurezza alimentare e ambientale e per la qualità del sistema di gestione aziendale e sono presenti anche in  l’Italia. I servizi di certificazione offerti sono molteplici: dalla certificazione di sistema alla certificazione di prodotto, attività di ispezione e supporto tecnico, certificazione del personale e attività di formazione. L’ente di  verifica e certificazione è indipendente ed è riconosciuto in tutto il mondo come ente fornitore di servizi tecnici come verifiche, test e certificazioni. L’ente supporta le aziende offrendo certificazioni internazionali che consentono la commercializzazione dei loro prodotti in diverse parti del mondo, inoltre offre anche strumenti utili, non solo  a ridurre il rischio di contenziosi legali, ma anche ad aumentare la fiducia dei consumatori nei confronti degli stessi prodotti.

 

TUV Italia

 

TUV Italia risulta essere tra gli enti di certificazione più qualificati nel nostro Paese, un ente indipendente facente parte del gruppo di origine bavarese TUV SUD. L’ente si impegna a fornire supporto alle nostre aziende in ambito di certificazione industriale e non solo. Per mezzo dell’intervento degli esperti TUV Italia, è possibile effettuare alle imprese una serie di controlli, ispezioni, test, collaudi e la formazione dei responsabili di settore. Le imprese italiane che si rivolgono a TUV Italia, hanno come scopo quello di allineare il proprio sistema aziendale a quelli che sono gli standard che sono previsti dalla regole di certificazione o dalle normative.

 

Quali sono le aziende che si rivolgono a TUV?

 

Non tutte le aziende si rivolgono a TUV, ma quelle che intendono ottenere la certificazione industriale, perchè hanno come riferimento una società che nel corso degli anni si è distinta anche per aver aderito ad un Codice Etico ispirato a principi condivisi a livello internazionale, come ad esempio la tipografia Shopstampa.

Questo codice, redatto in conformità alle normative nazionali ed internazionali, prevede l’integrità di tutta la documentazione finanziaria e societaria dell’azienda in questione, oltre all’integrità stessa di TUV Italia nella gestione dell’iter di Certificazione.

 

Cosa succede una volta superati i test di Certificazione TUV?

 

Superati i test di Certificazione TUV, l’azienda può inserire il Marchio di certificazione su tutti i materiali relativi ai vari prodotti posti in commercio e alla comunicazione aziendale.

 

Qual’è il logo che rappresenta il superamento della Certificazione TUV?

 

Il logo che rappresenta il superamento della Certificazione TUV è un ottagono Blu contenente le indicazioni specifiche sui test superati.

 

Qual’è l’iter che bisogna superare prima di ottenere la certificazione TUV?

 

Prima di ottenere la certificazione TUV, un prodotto deve superare un iter che consta di 3 fasi:

Fase: verifica del prodotto che deve essere conforme alle norme e ai protocolli nazionali e internazionali.

Fase: in questa fase vengono valutati tutti i processi relativi ai sistemi di qualità dell’ente produttore.

Fase: dopo aver ottenuto la certificazione ed il marchio relativo, vengono effettuati interventi periodici per dimostrare il mantenimento dell’efficienza dei prodotti e delle attrezzature certificate TUV.

Come costruire un segnalibro

Ci sono tanti modi di costruire un segnalibro, anzitutto però dobbiamo capire l’utilità di questo oggetto che serve a tutti coloro che leggono un libro per piacere, che devono segnare le pagine di documenti di testo, che serve a chi lavora con documenti di vario genere, e serve ai ragazzi che studiano. In tutti questi ambiti, se ci ritroviamo senza segnalibro, siamo davvero in difficoltà, ed allora iniziamo a fare una cosa che assolutamente non si dovrebbe fare, ovvero le classiche “orecchie” alle pagine, oppure segnamo le pagine inserendo matite, penne o fogli volanti. Ma non perdere il segno, è bene provare noi stessi a costruire un segnalibro.

 

Come costruire e personalizzare un segnalibro di carta

Costruire e personalizzare un segnalibro di carta è un’operazione facile per tutti, basta munirsi di tutto ciò che serve: cartoncino, carta e forbici, per iniziare. Una volta scelto il cartoncino, servirà anche procurarsi un’immagine adatta, oppure anche una decorazione da applicare sopra, per renderlo bello e gradevole. Anche le dimensioni del segnalibro rispecchiano una scelta personale. E’ possibile realizzare un segnalibro di piccole dimensioni, quindi poco appariscente, se siamo soliti leggere libri in formato tascabile, oppure un segnalibro tradizionale, di circa 6-7 cm, oppure un segnalibro più lungo di circa 15 cm che rappresenta la dimensione standard della maggior parte dei libri. E’ possibile anche realizzare segnalibri più lunghi, tenendo però presente che poi spunterà fuori dal libro.

 

Per quanto riguarda la personalizzazione, è bene focalizzarsi sui dettagli, solitamente un segnalibro di questo genere è più appropriato per il pubblico femminile, perchè le donne amano le decorazioni, pertanto si può progettare il proprio segnalibro scegliendo della carta crespa colorata o acquistando gli adesivi per segnalibro, oppure glitter. Una volta fatta questa scelta di stile bisogna disegnare l’immagine o scrivere frasi, parole, motivi, che piacciono particolarmente, anche la celebre frase di una canzone, di un film, o di un libro stesso. Oppure si può disegnare direttamente sul cartoncino. Gli amanti delle fotografie possono anche realizzare un collage di immagini da sovrapporre alla base del cartoncino.

Chi è capace, può plastificare il segnalibro, in modo da renderlo più resistente, duraturo, senza correre il rischio di rovinarlo. Se non si è in grado di plastificarlo, basta utilizzare del nastro trasparente.

Arrivati a questo punto, mancano gli ultimi ritocchi: occorre munirsi di un punteruolo per realizzare un foro nella parte superiore del segnalibro e inserire le “code”, per  avere sempre il segno nella pagina giusta. Si possono aggiungere nastri, perline, ecc.

 

Segnalibro ad angolo

Per realizzare un segnalibro ad angolo bisogna disegnare un quadrato su un pezzo di carta di dimensioni 12×12 (consigliate), e dividerlo in quattro sezioni. Cancellare la riga superiore del quadrato più grande ottenendo così tre quadrati a forma di L.

Il quadrato in alto a sinistra deve essere diviso in diagonale dall’apice in basso a sinistra, fino a quello a destra in alto. In questo modo si ottengono due triangoli e ripetere la medesima operazione per il quadrato in basso a destra.

A questo punto, utilizzando una matita, si deve scurire il triangolo più alto e quello più basso, il risultato è quello di ottenere un triangolo con due quadrati attaccati, destro e sinistro. Seguendo il perimetro, si ritaglia la forma, eliminando i due triangoli scuri. Ne risulta una freccia che punta verso sinistra. In questo modo si è ottenuto il modello che serve a creare il segnalibro, basta prendere la forma creata e metterla sul cartoncino, infine ritagliarla. Piegare il segnalibro, facendo sovrapporre ogni triangolo verso il centro in modo sovrapposto. Con la colla fissare la parte alta del triangolo, creando una specie di piccola tasca. A questo punto non resta che decorare secondo la propria fantasia e stampare i segnalibri online.

 

Si possono realizzare anche segnalibri mediante l’utilizzo di tessuto, basta avere delle graffette che servono ad affrancare il segnalibro al libro stesso, oppure segnalibri in gomma. I segnalibri possono anche essere scaricati da internet, per un lavoro più semplice e rapido. Ma anche i vecchi segnalibri e le vecchie cartoline, possono essere trasformate in nuovi segnalibri, se sei un amante del fai-da-te, non avrai certo problemi a divertirti realizzando il tuo segnalibro personalizzato.