Resia

val di resiaLa Val di Resia è situata nella parte nord-orientale del Friuli Venezia Giulia.

E’ una valle alpina che si estende in direzione ovest – est per circa 20 chilometri. Ad est la valle è chiusa da un massiccio montuoso, del quale il Monte Canin (2587 metri) rappresenta il punto più alto. Tale massiccio segna il confine fra l’Italia e la Slovenia. Gli abitanti della Val Resia sono poco più di  1300 distribuiti in cinque frazioni principali: San Giorgio, Prato (il Capo luogo), Gniva, Oseacco e Stolvizza; mentre Lipovaz, Crisacis, Gost e Lischiazze sono località minori. In una vallata adiacente si trova posta Uccea nell’omonima valle.
La conformazione geografica ha sicuramente determinato e condizionato la vita e le vicende storiche della Valle, la quale, non avendo vie di sbocco come il Canal del Ferro, dove invece i contatti avvenivano in modo naturale ed assieme a uomini transitavano merci e culture, è rimasta “isolata” e si è evoluta in maniera diversa dalle vallate contermini. L’isolamento della vallata ha altresì determinato la fortuna della stessa in quanto nei secoli il ricco e vasto patrimonio culturale, musicale e linguistico, si è tramandato quasi inalterato fino ai giorni nostri. In particolare, in quanto oggetto di recente tutela, è il dialetto arcaico di chiara origine slava, che i resiani in Resia e nel mondo difendono gelosamente, ma anche le musiche, le danze e le innumerevoli tradizioni, religiose e non, caratterizzano quello che ormai viene definito dagli stessi resiani, un popolo.

Verso il 600 a.c. la regione è stata occupata da popolazioni celtiche (reperti neolitici sono stati trovati nel Canal del Ferro ed in Valcanale) quindi si presume che anche la Val Resia sia stata interessata dall’occupazione. A Resia non vi sono tracce materiali riguardanti i Celti ma rimangono alcuni toponimi quali Carnizza , Carniline o Carnicie le cui radici in “ Car “sono sicuramente di origine Celtica. Segue il periodo romano (I e II secolo a.c. fino al V secolo d.c.) durante il quale le popolazioni gallo-celtiche vennero assoggettate al dominio romano. Notevole importanza, per fini commerciali e soprattutto bellici, assunse la via di comunicazione che collegava Aquileia con la regione Norica (attuale Carinzia) con passaggio quindi a Resiutta. Per questa ragione non si può escludere che durante i sei secoli di dominio, i romani si siano addentrati anche a Resia. Anche di questo periodo a Resia non vi sono tracce documentabili. Venne poi il declino romano, la regione divenne terra di passaggio e conquista per le popolazioni barbare, dei Visigoti prima, degli Unni di Attila , degli Eruli, degli Ostrogoti, dei Vandali e infine dei Longobardi che si insediano in maniera stabile (VI secolo d.c.) poi. E’ noto che durante le invasioni non si spostavano solamente eserciti ma anche e soprattutto masse eterogenee di popolazioni alleate o sottomesse. Si calcola che Attila sia sceso in Italia con oltre trecentomila persone. Alla fine del VI secolo d.c., provenienti dalla Lusazia, regione tra l’attuale Germania e la Polonia, emigrarono in Carinzia i Vendi e si spinsero fino nel Canal del Ferro e in Val Resia. Queste popolazioni di pastori, di lingua slava, per sottrarsi alla tirannia degli Avari qui arrivarono e si stabilirono in modo relativamente stabile. I Longobardi tolleravano la presenza dei Vendi anche se in alcune occasioni dovettero stabilire la supremazia con l’uso della forza, ma i problemi più grandi erano costituiti dalle incursioni degli Avari che calarono diverse volte in Friuli. Il VI secolo è caratterizzato anche dalla nascita del Patriarcato di Aquileia la cui giurisdizione comprendeva tutta la regione e quindi anche la Val Resia.

Al periodo longobardo seguono i periodi della dominazione franca e germanica. Durante e dopo questi regni l’amministrazione della regione era curata dal Patriarcato di Aquileia e durò per tutto il periodo medioevale. I primi documenti storici che riguardano Resia risalgono alla fine del XI secolo quando un feudatario, tale Cacellino cedette tutto il comprensorio della Val Fella e Val Resia al patriarca di Aquileia e, per effetto di questa cessione, venne costruita l’abbazia di Moggio (1118 –1120). L’amministrazione del territorio passò quindi ai monaci benedettini che curarono gli interessi del Patriarcato fino al XV secolo, poi quelli della Repubblica marinara di Venezia fino alle campagna napoleoniche. E’ solo grazie alla cultura ed all’amministrazione benedettina in tutto questo periodo che ci sono stati tramandati numerosi documenti scritti riguardanti la Val Resia.

Le attuali norme a tutela delle minoranze linguistiche storiche presenti sul territorio italiano sono contenute nella legge n. 482 del 1999. Altra legge di riferimento è la n. 38 del 2001 “Norme a tutela della minoranza linguistica slovena della Regione Friuli Venezia Giulia”, nella cui minoranza però la maggioranza del consiglio comunale passata ed attuale non si riconosce. Tuttavia, in mancanza di una previsione legislativa specifica del resiano come dialetto da tutelare, le leggi di riferimento attuali, la 482 e la 38, fanno sì che a Resia si tengano corsi di resiano, si realizzino progetti volti alla costruzione di una grammatica pratica, alla realizzazione di un vocabolario essenziale, ed altri progetti molto importanti ed essenziali volti alla promozione, valorizzazione, diffusione e al mantenimento della cultura resiana.

Il Comune di Resia fa parte anche del Parco Naturale delle Prealpi Giulie, la cui sede è proprio nel capo luogo Prato di Resia, dove trova sede una foresteria con venti posti letto e un centro visite aperto al pubblico.

La società resiana è davvero singolare e se ne può avere testimonianza partecipando agli eventi culturali, associativi e sportivi programmati ogni anno dove la massima espressione del “carattere resiano” è il Pust, ovvero il carnevale resiano dove musiche, danze e divertimento coinvolgono anche i più restii alla partecipazione attiva.
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